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Le mani nel cassetto del Chichingiolo
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VOGLIA DI CORSE
di Franco Caparrotti
             
                           
                           
                           


Foto di Walter Castaldo
 
Foto di Walter Castaldo

A MARGINE DEL RADUNO DEL MAI TACLI'

IL MAESTRO DI… LINO ROSSI

* * *

[Cliccate qui sopra per l'articolo completo firmato da Egizio Falaschi]
* * *

Dopo trent'anni, finalmente il mio desiderio di partecipare al Raduno del Mai Taclì si è realizzato il 7 e 8 Giugno scorsi.
E' cominciato tutto nel lontano 1977 quando Massimo Romandini mi fece avere una copia del Mai Taclì in Libia, nella sperduta e ormai famosa oasi di Ghat (crocevia dei Tuareg). E' da allora che cerco di partecipare ad un raduno ma le date dello stesso non coincidevano mai con le mie vacanze e quindi rimandavo di anno in anno.
Ora sono in attesa di partecipare al raduno del Chichingiolo. Spero di non far passare tanti anni.
L'emozione di partecipare ad un raduno dei nostri è tanta e chi l'ha vissuta so cosa intendo dire. Trovare vecchi amici è stato un tuffo al cuore dopo l'altro e cercare di trattenere le lacrime è stato molto arduo.
La prima cara persona che ho visto è stata "zia" Olga Ragni, la zia di tutti noi. Poi l'incontro con Mario Frizzo e Mietta Alpi. Da pelle d'oca. Alla sera mi è sembrato di tornare indietro nel tempo, 35 anni o giù di lì, quando ho incrociato Pino Fulgini. Al CUA spesso e volentieri incrociavamo le nostre racchette di ping pong. Non poteva mancare la consorte di Pino, la cara Maria Fanelli, che insieme a Rita faceva parte del nostro gruppo del sabato sera.
Un po' di pazienza prego, non posso fare a meno di parlare di queste sensazioni meravigliose, prima i dedicare più spazio a "Lino Rossi & Co."
Ero sicuro che queste prime emozioni non fossero che l'assaggio. Infatti, il giorno dopo al rientro dalla visita culturale della bella Perugia, trovo ad attendermi una graziosissima e gentile signora, Annalisa Mariella. Non era al raduno, in quanto di casa a Perugia, ma era venuta a salutarmi, sapendomi al raduno. Che onore!!! E che piacere aver incontrato di nuovo Annalisa.
L'aperitivo si arricchiva con "il mezzè" in quanto un signore distinto mi chiedeva se fossi il Franco Caparrotti, il cronista asmarino. Ovviamente, rispondo e lui di rimando si presenta come Piero (Pierino La Peste) Amarante. Chiedo dei fratelli e come d'incanto eccomi in mezzo ai "fratelloni" Amarante: Piero, Luigi e Gianni. Non poteva mancare che Mauro Dall'Asta per completare il quadro. Come non detto, ecco Mauro
che si unisce a questo grande abbraccio. Finiti i convenevoli, Gianni mi chiama in disparte e mi dice che aveva un sassolino da togliersi. Mi dice che aveva letto i miei articoli dedicati alle corse e che ancora una volta avevo dimostrato di essere pro Rossi per l'Abarth ma che non conoscevo i risvolti e alcune verità.
"La prima che ti offro su un piatto d'argento", mi dice Gianni, "è questa. Lino ha vinto l'ultimo Gran Premio perché gli ho sistemato io la macchina e non ho boicottato la vettura. In più, Lino era al limite di una crisi di nervi e non volevo perdere un amico. Avrei avuto altre occasioni per fargli mangiare la polvere. Come era successo in passato".
Che dichiarazione eclatante, una vera provocazione per Lino. Non posso lasciarmi sfuggire un fatto cosi clamoroso. Concordo un'intervista con Gianni. Sono sicuro che le frecce da scoccare saranno tante.

 
Gianni in azione.
 

Gianni, partiamo un po' dall'inizio tanto per non confondere le idee.
Bene, mi risponde, la passione per le corse c'è l'ho nel DNA. E' una vita che passo tra i motori. Seguivo le gesta di Lino Rossi, Gaetano Barone e Argentin. Erano i miei idoli, i miei maestri.
Avevo appena 22 anni quando ho iniziato a correre con l'Abarth 750, quindi sono passato all'Alfa Romeo GTV e con questa vettura ho corso il mio primo circuito di Taulud a Massaua.
Lì hanno imparato a conoscermi i vari Rossi, Argentin & company. Dopo una falsa partenza che mi ha relegato in ultima posizione, ho risalito la china dando prova di destrezza e capacità. Ero primo all'ultimo giro, quando mi trovo davanti Pippo Dal Re che non so per quale motivo si pianta e mi costringe ad una brusca frenata. In ordine, Tarantino e Argentin mi infilano e così finisco al terzo posto.
Nel '67-'68 assurgo all'apice ed è qui che l'alunno supera il maestro dopo aver inanellato una serie di vittorie: Scicchetti - Saladarò; Arbaroba - Asmara e poi ancora Scicchetti - Saladarò. Divento Campione Eritreo della Montagna, un titolo che detengo ancora. Sai quanta polvere e quanta bile hanno mangiato dietro di me, in ordine, Rossi e Barone.
Altra grande vittoria e sai quante "rosicature" quando ho vinto nel '69 con l'Alfa Romeo GTA il circuito di Taulud a Massaua. Una vittoria strepitosa: primo assoluto sport e prototipi. Di Lino e degli altri, neanche l'ombra, modestia a parte.

Gianni, sei "un mostro" in senso buono. Mi meravigli, sapevo della tua bravura ma…
Aspetta Franco, non finisce qui. Il 21 Maggio del '72, Addis Abeba diventa teatro di un circuito. Addis Abeba e gli addisabeini erano noti per i Rally e tu Franco ne sai qualche cosa.
Tornando al circuito, corro con un Alfa Romeo Delta GTA. E' uno spettacolo il duello tra me e A. Coli. Ne parlano con enfasi pure i giornali locali. Adesso non vincevo solo in casa ma anche in trasferta. Sicuramente l'alunno era diventato il Maestro. Il buon Lino ed il resto dei piloti si rendono conto e me ne danno atto. Vengono tutti a servirsi da me, per la messa a punto delle vetture, cercano di tenermi buono.

Dalla stampa dell'epoca - Cliccate per i titoli dei giornali

Comunque Gianni, l'ultimo Gran Premio di Asmara, quello del '74, fa storia ed è quello che tutti ricordano. Lì sei stato tu a mangiare della polvere nonostante avessi un 2400 contro il 2000 di Lino. Più di 70 cavalli. Come è andata?
Te lo detto all'inizio. Lino era sull'orlo di una crisi di nervi. Sapeva che non avrebbe avuto alcuna chance. Per dargli una possibilità e poi per divertirmi un po', volevo fare il gatto che insegue il topo. Anche se ero in pole position, gli lascio prendere la testa.
Era giusto, pensavo, che avesse un po' di gloria pure lui. Avevo previsto tutto, un paio di giri e poi… gli avrei fatto vedere il tubo di scarico della Porsche.
Alla curva della statua dell'Imperatrice, Lino forse troppo veloce, si pianta e mi costringe ad una frenata brusca per non investirlo. La Porsche si gira e lascio sfilare tutto il gruppo.
Qui Lino ha dimostrato di essere un "vecchio volpone" e ha tirato per creare un gap notevole tra noi due.
Ho iniziato la mia rincorsa e, a due giri dalla fine, Lino mi vedeva nello specchietto.
Ero pronto al sorpasso quando una ruota mi ha ceduto. Per Lino è stato un successo inaspettato.

Meritato però.
Ho pagato la mia superficialità, alla fine però ero contento per Lino. Un caro amico, un concorrente leale. Un maestro superato dall'alunno.

Gianni, sicuramente Lino e gli altri risponderanno alle tue provocazioni. Le aspettiamo con ansia, anche se le vittorie documentate sono realtà tangibili che vanno rispettate.

Auguri amico mio, è stato un vero piacere rincontrarti.

 

 
Era il 1956 o il 1957. L'auto numero 40, guidata dal sig. Bigi Cristoforo (classe 1892), era una vecchia ma sempre mitica Maserati. L'altra, la numero 30, era una Ferrari 500 Mondial pilotata da Gaetano Barone. Siamo alla curva della FIAT Tagliero, bivio aeroporto-campo Polo: Bigi è stato raggiunto e verrà sorpassato da Barone sul lungo viale Roma. Grazie a Pino Prato per la foto e le notizie di quella che fu senz'altro una formidabile sfida.

 
              Foto di Walter Castaldo              
                           
                           
                           

28 Giugno 2008


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