Negli anni
50 la domenica pomeriggio di Asmara aveva delle mete ben
precise: 11esimo da Baggio quaglie e polenta, Adi Ugri fragoline
con la panna oppure funghi trifolati, secondo la stagione, al
Dorfu per una gazzosa o aranciata (la Fanta nasce nel 60
e la Sprite un anno dopo), a Valle Gnecchi per una merenda al
sacco (il termine picnic era già più snob), una
pizza al profumo dorigano al Laghetto, oppure tutti allaeroporto
a vedere gli aerei. Oggi può far sorridere, ma quante famigliole
vestite a festa andavano la domenica pomeriggio allaeroporto?
Un buon numero davvero. E non erano forse i Fokker e i DC-6 i
mitici eroi, le star, che ci facevano desiderare il battesimo
dellaria?
Fu
con un quadrimotore a elica, forse uno di quelli con la fusoliera
posteriore che rimaneva un po seduta, che nel 1960 lasciammo
Asmara per la Rhodesia.
Papà
aveva creato unatmosfera di grande anticipazione sia per
il viaggio che per la tappa che avremmo fatto a Nairobi, che includeva
una visita al Nairobi National Park. Voleva così distogliere
la nostra attenzione dalla malinconia che ci prendeva allidea
di lasciare Asmara, i nonni, gli zii, gli amici e Ametè
che adoravamo. Il battesimo dellaria fu quindi un asciugare
una lacrima, consolandosi con la caramella offerta dalla hostess
nellelegante tailleur verde, allacciando la cintura di sicurezza
nel completo assorbimento del decollo. Papà che sorridendo
diceva: Sollevate i piedi che adesso rientra il carrello!
e subito seguiva il rumore particolare sotto la carlinga, la hostess
che arrivava subito dopo con una bibita... e la terra che dallalto
appariva tutta pezzata dalle differenti colture dellacrocoro.
Un disegno straordinario, ogni piccolo appezzamento aveva una
forma diversa, sempre piuttosto rettangolari ma con le colture
a righe ora orizzontali ora verticali, là anche un triangolo
e un trapezio, tutti di tonalità differente nelle gradazioni
del verde al giallo al marrone. Un magnifico mosaico, un incredibile
patchwork. Recentemente, guardando incantata da un piccolo aeroplano
gli atolli delloceano Indiano, dove le tonalità erano
nelle gradazioni dellazzurro e del blu, ripensavo proprio
a quel mio primo viaggio e paragonavo i due paesaggi aerei, così
diversi e così ugualmente incantevoli.
Latterraggio
ad Addis Abeba fu caratterizzato dal rumore del carrello in uscita:
plock! e quindi un salto, e poi un altro e il rollio dellatterraggio
che placava il battito accelerato del cuore per la paura che quella
sensazione sconosciuta ci aveva fatto provare. Il decollo successivo
ci portava fuori dallEtiopia verso il Kenia e il secondo
atterraggio fu meglio vissuto, perché al rumore del carrello
già sapevamo sarebbe poi seguito il rassicurante salto
del contatto delle ruote con la pista di atterraggio.
Il Kenia fu
unesperienza affascinante. Era lAfrica del film Hatari
e la musica di Henry Mancini, il coinvolgente Baby Elephant Walk.
Ma unaltra
Africa ci attendeva proseguendo quel nostro primo viaggio in aereo.
Il nuovo aeroplano doveva essere una novità assoluta, visto
lentusiasmo di papà. A riprova delleccezionale
stabilità del veicolo durante il volo, ci fece vedere come
una sigaretta appoggiata dalla parte del filtro poteva stare dritta
in perfetto equilibrio sul tavolinetto di fronte la poltroncina
del passeggero. Questaereo aveva sostituito le eliche con
motori a jet: era il Boeing 707. Arrivati a Salisbury (oggi Harare)
il viaggio non era ancora finito perché dovevamo raggiungere
in macchina la nostra meta, una farm a nord ovest, vicino a Karoi,
in direzione Kariba, la famosa diga progettata e costruita da
italiani sul fiume Zambesi, che segna parte del confine con lallora
North Rhodesia, oggi Zambia.
La Rhodesia
si propose a me bambina, stravolta dallemozioni del lungo
viaggio, come un posto dove avrei vissuto grandi avventure nella
farm di tabacco. Paese che solo qualche anno dopo sarebbe diventato
Zimbabwe, prendendo il nome da quella antica città che
nel 1531 un capitano portoghese così descrisse: «Fra
le miniere d'oro delle pianure fra i fiumi Limpopo e Zambesi c'è
una fortezza fatta di pietre di incredibili dimensioni, e che
non sembrano essere unite da malta...».
Ma la prima
avventura da vivere e vincere sarebbe stata senza dubbio la comunicazione.
Quando fu presa la decisione di partire, mamma si consultò
con le Suore del SantAnna perché io potessi avere
i primi rudimenti della lingua inglese e cominciai così
a prendere lezioni di lingua da Suor Anna Rosaria, la stessa che
caricava con grande energia le scolarette sul scuolabus blu dellistituto.
La ricordo con le mani ossute e nervose, una avvinghiata al tubo
vicino alla porta del bus e laltra che agguantava la nostra
manina e ci catapultava a bordo con uno strattone sicuro.
Lavventura
rhodesiana durò un anno, durante il quale vissi anche lesperienza
del Collegio, dove inizialmente avevo quale unico collegamento
con luniverso che mi circondava un dizionario tascabile
Hugo, italiano-inglese-italiano dalla copertina verde, che, preziosissimo
come non mai, tenevo con me persino sotto il cuscino quando dormivo.
Fu poi deciso
il rientro e fu senzaltro unottima scelta: mentre
Joshua Nkomo cominciava a flettere le proprie ali politiche verso
limminente vento dei cambiamenti, iniziarono episodi di
violenza. Wind of Change lo chiamò MacMillan, Primo Ministro
britannico, quando in visita in S. Africa nel '60 percepì
quella che sarebbe stata la nuova forza della coscienza africana.
Cominciarono i primi gravissimi attacchi alle farms dei bianchi.
Si militarizzò il paese e tutti i bianchi furono richiamati
sotto le armi. Il figlio del nostro socio, Fabio Falzoi, anche
lui nato ad Asmara dove i suoi nonni avevano il negozio 79
prima della famiglia Reffo, fu reclutato come tutti i rhodesiani
e fu ucciso in quella guerra saltando in aria su una bomba del
fronte di liberazione. Fabio aveva appena 20 anni.
Ma quelli erano
già gli anni '70 e noi eravamo andati via per tempo.
E fu il volo
del ritorno, che però affrontai questa volta da veterana,
a riportarci felici alla nostra Asmara, dai nonni, dagli zii,
dagli amici, da Ametè e forse anche da Suor Anna Rosaria!
D.